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Vizzini e la sua storia

Vizzini offre al visitatore che la sceglie, il piacere di passeggiate distensive tra le facciate delle case che si contrappongono, l’una di fronte all’altra, nelle strette viuzze del centro storico e nel suo ricco e prezioso patrimonio artistico costituito da chiese, palazzi, dipinti ed altri oggetti di pregevole valore. Il palazzo comunale (qui a fianco), in stile neoclassico, costruito da Don

Corrado Mazza nel 1800, ha tre ordini: il primo corinto, composto il secondo ed attico il terzo.
La chiesa Madre (sotto), intitolata a S.Gregorio Magno, è edificata sull’antico palazzo senatoriale e sulle rovine dell’antico monastero dei Benedettini.
Presenta due prospetti di valore artistico, ma con stili architettonici differenti: il barocco ad ovest ed il gotico a sud. Il lato sud è impreziosito da un magnifico portale gotico-catalano del XV secolo.
L’interno, a tre navate suddiviso in due file di arcate a sesto acuto che poggiano su colonne ottagonali, è arricchito da dipinti di notevole pregio tra i quali spiccano due opere del maestro fiorentino F.Paladini (1610-1611), un battistero del 1614 e il soffitto in legno del Bonajuto (1786).

Nella chiesa dell’ Annunziata si ammirano gli affreschi tardo barocco tra i più riposati della Sicilia. Proseguendo la passeggiata ci si imbatte nella chiesa di S.Agata, fondata da Isabella de Daquile nel 1390 e in seguito distrutta dal terremoto del 1693.
La facciata è ottocentesca mentre la porta a tramontana è in stile gotico. All’interno, una grande pala del Bonino e la splendida cappella del sacramento in stile tardo barocco.
L’attuale Basilica di S.Giovanni fu eretta nel periodo che va dal 1695 al 1712. La facciata è elegante e fastosa nella sua architettura. All’interno, gli altari laterali in rococò ed un organo in stile barocco-rococò.
Degni di nota sono ancora: la chiesa e il monastero di S.Maria dei Greci, la chiesa della Madonna del Pericolo (ricavata originariamente in una grotta e dove si conserva il dipinto della vergine meta di pellegrinaggio), la chiesa di S.Sebastiano, la Chiesa di S.Maria di Gesù con la statua della madonna del Gagini (1527), il convento dei Cappuccini, Palazzo Cafici con la sua facciata a petto di colomba e, la biblioteca comunale con gli arredi settecenteschi e i suoi testi cinquecentini.

Fonte: Teatro Skene Per gentile concessione

sospettoso della lupa Affamata” andava a portare il vino a Nanni nell'aia; amava sostare nelle piazzette, ed ecco appare compare Alfio e compare Turiddu il quale –“…da prima gli aveva presentato il bicchiere ma compare Alfio lo scansò…Allora Turiddu…gli disse – son qui..Il carrettiere gli buttò le braccia al collo… " e "si scambiarono il bacio della sfida…”; A Tiebidi gli piaceva fermarsi nei campi, ed ecco Jeli il pastore che “…se ne stava nei campi tutto l’anno…e lo vedevano di quà e di là come un cane senza padrone”.
In queste solitarie passeggiate, lo scrittore si soffermava a parlare con i suoi compaesani tra o quali c'era chi, con il viso emaciato, aspettava dietro l’uscio con rassegnazione ed ecco massaro Nanni - che “…aveva acchiappato quelle febbri lì, alla Lamia, terre benedette da Dio”; chi, invece, impreca contro la malannata come don Piddu“seduto su di un cestone sfondato, guardando tristemente l’aia magra…" deve "andarsene in quel modo…dopo una anno di fatiche, e colla prospettiva dell’inverno lungo senza pane”.
L’incontro con questo mondo di miseria, di stenti e di fatica, permise al Verga di consacrare al sacro altare della letteratura la condizione umana di una società, la tradizione e la cultura di un popolo: i vinti.
Il linguaggio del Verga lo si può assaporare nella sua drammatica realtà con una passeggiata nel suo mondo fatto di viuzze suggestive e paesaggi pittoreschi perchè "Verga è Vizzini e Vizzini e Verga"

Fonte: Teatro Skene Per gentile concessione

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