sospettoso della lupa Affamata” andava a portare il vino a Nanni nell'aia; amava sostare nelle piazzette, ed ecco appare compare Alfio e compare Turiddu il quale –“…da prima gli aveva presentato il bicchiere ma compare Alfio lo scansò…Allora Turiddu…gli disse – son qui..Il carrettiere gli buttò le braccia al collo… " e "si scambiarono il bacio della sfida…”; A Tiebidi gli piaceva fermarsi nei campi, ed ecco Jeli il pastore che “…se ne stava nei campi tutto l’anno…e lo vedevano di quà e di là come un cane senza padrone”.
In queste solitarie passeggiate, lo scrittore si soffermava a parlare con i suoi compaesani tra o quali c'era chi, con il viso emaciato, aspettava dietro l’uscio con rassegnazione ed ecco massaro Nanni - che “…aveva acchiappato quelle febbri lì, alla Lamia, terre benedette da Dio”; chi, invece, impreca contro la malannata come don Piddu –“seduto su di un cestone sfondato, guardando tristemente l’aia magra…" deve "andarsene in quel modo…dopo una anno di fatiche, e colla prospettiva dell’inverno lungo senza pane”.
L’incontro con questo mondo di miseria, di stenti e di fatica, permise al Verga di consacrare al sacro altare della letteratura la condizione umana di una società, la tradizione e la cultura di un popolo: i vinti.
Il linguaggio del Verga lo si può assaporare nella sua drammatica realtà con una passeggiata nel suo mondo fatto di viuzze suggestive e paesaggi pittoreschi perchè "Verga è Vizzini e Vizzini e Verga"